

Corea del Nord: che fine ha fatto Kim Jong Il?
Che fine ha fatto Kim Jong-il, il “Caro Leader” nordcoreano?
Probabilmente non lo sa nessuno, ma si vocifera con insistenza che
non scoppi di salute e alcuni ipotizzano addirittura che sia morto.
La prima ad avanzare questa ipotesi è stata una funzionaria
dell’intelligence americana, il 9 settembre scorso, in occasione
della parata organizzata per il Sessantesimo anniversario dalla
fondazione della Corea del Nord. Perché Kim aveva disertato? La
congettura della funzionaria, rimasta anonima, fu che che il capo di
stato nordcoreano avesse avuto un infarto ad agosto e che fosse in
cura da un team di medici militari cinesi.
Negli ultimi giorni, però, i sospetti sulle difficili condizioni di
salute del leader comunista si sono riaccesi quando i grafici del
Times e della BBC si sono accorti che una foto ricevuta dall’ufficio
stampa del regime relativa a un’ispezione di due unità militari
coreane era stata realizzata con un fotomontaggio tra due diverse
immagini: non solo le ombre dei soldati allineati di fianco al “Caro
Leader” vanno in una direzione diversa rispetto a quella di quest’ultimo,
ma anche una linea nera che definisce la scalinata su cui sono
allineati i militari scompare proprio in corrispondenza di Kim
Jong-il.
I giornalisti della Corea del Sud si sono limitati a ventilare
l’ipotesi che il Caro Leader abbia avuto un secondo infarto e che,
per evitare che la notizia venga diffusa dai media, gli addetti
stampa Nord coreani abbiano fatto circolare una serie di fotografie
per dimostrarne l’ottimo stato di salute. Il corrispondente del
Times a Seoul, invece, è convinto che Kim Jong-il sia morto tre mesi
fa e che il Paese sia oggi in mano al cognato Chang Sung Taek,
marito della sorella più giovane, Kim Kyong Hui.
In Corea del Nord, Chang Sung Taek è da tempo una figura di spicco.
Dopo essersi formato nelle scuole migliori di Mosca e Pyongyang, ha
ricoperto le prestigiose cariche di direttore del “Dipartimento per
l’Organizzazione e la Guida” e dei servizi segreti coreani. Inoltre,
è riuscito negli anni a conquistarsi la fiducia di Kim diventandone
uno dei consiglieri più ascoltati. Dopo una breve parentesi negativa
tra il 2004 e il 2006, quando fu messo ai margini della politica
coreana dai figli di Kim Jong-il, spaventati all’ipotesi che il
cognato fosse scelto come legittimo successore, venne riportato in
auge dal dittatore in persona.
Tra i giornalisti stranieri non tutti sono convinti di questa
versione: se Kim fosse davvero deceduto o anche solo gravemente
malato la Corea del Nord sarebbe nel caos, la sua politica estera
non sarebbe rimasta la stessa di sempre, e sarebbero in tanti,
familiari e non, a contendersi la successione. Secondo Choi Jin Wook,
specialista nordcoreano dell’Istituto governativo per l’Unificazione
nazionale di Seoul, invece, Chaung Sung Taek avrebbe vinto su tutti
non solo perché è intelligente, dinamico e carismatico, ma anche
perché , a differenza degli altri quadri coreani, ha pochissimi
nemici: quando vuole allontanare qualcuno dal suo entourage,
“preferisce farlo uccidere piuttosto che limitarsi ad allontanarlo
da Pyongyang“.
Con queste premesse, diventa difficile immaginare un ammorbidimento
del regime coreano, anche con la morte di Kim Jong-il. E la
decisione di oggi di chiudere definitivamente il confine con il Sud
a partire dal primo dicembre non fa che confermare questa ipotesi.
12 novembre 2008
Panorama.it